C’è Spazio per le donne. Senza parità il progresso è dispari

Dallo spazio alla sostenibilità, dall’innovazione tecnologica al valore delle relazioni umane. È stato questo il filo conduttore del secondo appuntamento di Odissea Terra, il percorso promosso da Fondazione Corriere della Sera e Fondazione Pesenti che invita a riflettere sulle grandi sfide del presente attraverso il viaggio di Ulisse, simbolo universale della ricerca di senso, conoscenza e futuro. 

Ad aprire l’incontro è stato, come da tradizione, Alessandro D’Avenia, che ha accompagnato il pubblico dentro il significato più profondo del tema scelto per questo appuntamento: i visionari. “Visionario non è chi vede cose che altri non vedono, ma chi ha la capacità di guardare ciò che non si può non vedere“, ha spiegato lo scrittore. Una riflessione che ha offerto la chiave di lettura dell’intera serata, dedicata a chi sa trasformare conoscenza, responsabilità e immaginazione in impegno concreto per il futuro.

Richiamando il valore della visione come responsabilità, D’Avenia ha ricordato come i visionari siano “coloro che hanno visto qualcosa di bello o di cattivo che non può essere ignorato e si impegnano a curarlo o a magnificarlo“, invitando a guardare alle sfide del nostro tempo con consapevolezza e spirito di iniziativa.

Protagonisti della serata sono stati due visionari d’eccezione: Amalia Ercoli Finzi, prima donna laureata in ingegneria aeronautica in Italia, scienziata e pioniera dell’esplorazione spaziale, e Mario Calderini, professore di Management for Sustainability and Impact al Politecnico di Milano.

Ripercorrendo la propria straordinaria esperienza professionale, Ercoli Finzi ha raccontato le sfide affrontate in un’epoca in cui le donne erano quasi assenti dalle discipline tecnico-scientifiche. “Aprire una strada è più difficile, ma è anche più divertente“, ha spiegato, ricordando come la curiosità per il cielo e le stelle sia nata durante gli anni della guerra, quando da bambina trovava conforto nell’osservazione del firmamento.

Nel suo intervento, la scienziata ha ripercorso alcune delle tappe più significative dell’avventura spaziale europea, soffermandosi sulla missione Rosetta, di cui è stata tra i protagonisti. Un progetto che ha portato l’Europa a raggiungere e atterrare su una cometa, dimostrando come visione, competenza e collaborazione possano trasformare obiettivi apparentemente impossibili in risultati concreti.

Lo spazio, però, non rappresenta soltanto una frontiera scientifica. Come ha evidenziato Mario Calderini, osservare la Terra dall’alto aiuta a comprendere meglio la fragilità del nostro pianeta e la necessità di proteggerlo. Molte delle conoscenze che oggi possediamo sui cambiamenti climatici derivano infatti dall’osservazione spaziale.

Al tempo stesso, ha ricordato il professore, anche lo spazio pone interrogativi sempre più urgenti sulla sostenibilità dell’innovazione. Dalla crescita dei detriti orbitali all’impiego intensivo di energia e risorse da parte delle nuove tecnologie, emerge la necessità di ripensare i modelli di sviluppo. “Dobbiamo insegnare agli ingegneri che l’innovazione deve stare dentro un mondo a risorse finite“, ha affermato.

Un tema ripreso anche da Ercoli Finzi, che ha sottolineato come proprio l’esplorazione spaziale abbia sviluppato pratiche avanzate di economia circolare e riutilizzo delle risorse, trasformando la scarsità in un motore di innovazione.

Ampio spazio è stato dedicato anche al contributo delle donne nei processi decisionali e nell’innovazione scientifica. Per Ercoli Finzi, una maggiore presenza femminile nelle discipline STEM e nei luoghi in cui si costruisce il futuro rappresenta una necessità per l’intera società. “Le donne non devono avere paura di questi mondi che sono stati l’ultima roccaforte degli uomini“, ha affermato, invitando le nuove generazioni a investire nella formazione e nelle competenze scientifiche.

Sul valore della diversità nei processi decisionali si è soffermato anche Calderini, ricordando come la presenza di prospettive differenti favorisca scelte più equilibrate e orientate al lungo periodo, particolarmente importanti nei campi della sostenibilità, della finanza e dell’innovazione sociale.

Il secondo appuntamento di Odissea Terra ha così offerto uno sguardo capace di tenere insieme spazio e Terra, progresso tecnologico e responsabilità collettiva, esplorazione e cura. Un invito a coltivare quella “virtute e canoscenza” evocata dal viaggio di Ulisse e a immaginare il futuro senza perdere di vista ciò che ci lega gli uni agli altri e al pianeta che abitiamo.