Il primo appuntamento ha visto in dialogo due voci straordinarie: Tawakkul Karman, giornalista e attivista yemenita, prima donna araba a ricevere il Premio Nobel per la Pace nel 2011, e Samia Nkrumah, figura centrale del panafricanismo contemporaneo. Insieme, coordinate nel dialogo da Marilisa Palumbo, caporedattrice Esteri del Corriere della Sera, hanno portato prospettive diverse ma unite da un comune desiderio di pace, nel cuore di una mostra che riflette sulla guerra attraverso gli stati d’animo umani.
La protagonista del secondo appuntamento del public program “La cultura della Pace” è Nadia Murad, premio Nobel per la Pace, attivista yazida e sopravvissuta al rapimento da parte dell’Isis. Nadia ha trasformato il suo dolore in una voce potente a difesa delle vittime di violenza sessuale e persecuzione, portando la sua testimonianza davanti alle Nazioni Unite e in tutto il mondo. Il suo impegno globale per la giustizia e la dignità umana la rende una delle figure più influenti nella lotta per i diritti umani contemporanei. Un’occasione unica per ascoltare una testimonianza di coraggio, resilienza e speranza.
L’inconto, moderato da Greta Privitera, giornalista del Corriere della Sera, ha dato la possibilità a Nadia Murad di ribadire che non può esserci pace senza giustizia e senza memoria, accendendo riflessioni importanti su diritti umani, responsabilità e ricostruzione.